Un’antica leggenda cherokee racconta che c’è stata un’epoca in cui “le bestie”, gli uccelli, i pesci, gli insetti e le piante potevano parlare e vivevano insieme agli uomini in pace e amicizia”.

Ma, con  il passare del tempo, gli uomini si espansero su tutta la terra e i poveri animali si ritrovarono ben preso senza spazio sufficiente.

Per peggiorare, l’uomo inventò archi, coltelli, cerbottane, lance e armi e cominciò ad uccidere gli animali per la carne e le pelli mentre le creature più piccole, come le rane e i vermi, venivano schiacciati come se niente fosse, per pura disattenzione o per disprezzo. Gli animali decisero quindi di adottare delle misure difensive. Gli orsi furono i primi a riunirsi in consiglio, nella loro casa sotto il monte  Kuwa hi,  il “Giardino delle more”. Presiedeva la seduta il vecchio capo Orso Bianco.  

Tutti si lamentavano che l’uomo aveva ucciso i loro amici, mangiato la loro carne e usato le loro pelli per i suoi bisogni, così si decise subito di muovergli guerra e anche gli altri animali giunsero a simili conclusioni. Tutti votarono unanimemente a favore della sua morte.

Gli animali iniziarono così a inventare e nominare una serie di nuove malattie che non avrebbero lasciato in vita un solo essere umano. 

Questa come molte altre leggende, se analizzata a fondo, ha due particolarità che saltano agli occhi di un attento lettore animalista. La prima è quel modo radicato di pensare che appartiene da sempre alla specie umana vale a dire la tendenza a tirarsi fuori dalla natura e distinguere nettamente l’ uomo dal resto del vivente piante o animali che siano. Oltre a catalogare le specie animali a seconda di una scala gerarchica stabilita sempre dall’uomo e stilata in base alla complessità e alle dimensioni delle altre forme viventi nonché alla loro vicinanza e affinità con la specie umana (al primo posto ci sono infatti “le bestie” intese come gli animali più grandi seguite subito dopo dagli uccelli e quindi dai pesci e gli insetti), nasconde tra le sue righe la concezione antropocentrica della vita e del mondo e quindi la presunta centralità dell’uomo rispetto a tutto ciò che è nell’universo per sfociare poi nello specismo più estremo che attribuisce quindi un diverso valore e status morale agli esseri umani rispetto alle altre specie animali.

La seconda è il far ricadere la causa delle malattie umane ad una specie di sortilegio posto in atto dal resto del mondo animale nei confronti dell’animale uomo.

E questa seconda caratteristica fa davvero riflettere e ci pone davanti a fatti che esulano dalla fantasia della leggenda per sfociare nella realtà più cruda.

Nel corso degli ultimi decenni infatti molti sono stati i casi di epidemia scoppiati nel mondo animale causati anche dai terribili e disumani metodi di allevamento e dalla somministrazione massiccia di farmaci agli individui allevati, che attraverso il consumo umano di prodotti animali hanno colpito anche l’animale uomo e messo in pericolo la sua vita e lo stesso suo futuro su questo pianeta.

Ma sappiamo che la gente dimentica velocemente e quindi vogliamo ricordarne alcuni che, a differenza di quanto si vuole far credere, non sono probabilmente spariti ma esistono e, come brace sotto il fuoco, sono pronti a scoppiare e manifestarsi nuovamente.

Ricordiamone alcuni:

Il morbo della “mucca pazza” o BSE  (encefalopatia spongiforme bovina), malattia cronica neurologica degenerativa e irreversibile che colpiva i bovini e di cui si ebbe il primo caso nel 1986 nel Regno Unito. Pare che la causa fosse da riscontrarsi nel processo di produzione delle farine animali per produrre le quali si usavano dei solventi pericolosi e cancerogeni che dovevano servire ad eliminare l’eccesso di grasso di queste farine che dato i bassi costi venivano utilizzate per nutrire i bovini. Lo snaturamento della natura in sintesi, animali erbivori che venivano nutriti con cadaveri di altri animali.

L’influenza aviaria o virus H5N1 che colpì per la prima volta anche la specie umana nel 1997 durante un’epidemia scoppiata ad Hong Kong dove portata dagli uccelli selvatici e dall’ovest, si era radicata negli allevamenti di polli. A farne le spese furono come sempre gli animali, galline, tacchini, oche vennero abbattuti a milioni nei modi più brutali, dati alle fiamme, sepolti vivi, avvelenati o altro

La pandemia influenzale del 2009 chiamata anche influenza A/H1N1 o febbre suina, una malattia respiratoria dei maiali che a partire dal marzo del 2009 ha contagiato anche gli animali umani causando centinaia di morti e migliaia di contagi nel mondo (solo successivamente alla sua scoperta fu dichiarata contagiosa in quanto è stata dimostrata la diffusione da essere umano ad essere umano). Il contagio ha avuto origine inizialmente in Messico, estendendosi in breve tempo a più di 80 Paesi.

L’AIDS (sindrome da immunodeficienza acquisita) di certo la più famosa tra tutte, provocata dal virus HIV o virus dell’immunodeficienza umana (malattia mortale) un retrovirus che venne scoperto la prima volta nel 1983. Pare che il contagio sia avvenuto in Africa attraverso il consumo di carne di scimmia e poi importato in America e da li poi esteso in tutto il mondo.

Una volta all’interno del corpo l’HIV infetta le cellule del sistema immunitario che formano il sistema di difesa del corpo e li rende incapaci di combattere le infezioni.

Ma i casi di malattie umane causate dal consumo delle carni e dai prodotti animali continuano, è ormai da tempo risaputo che le carni rosse e affettati in genere  sono cancerogeni. Anche se l’OMS (organizzazione mondiale della sanità) ha da tempo ormai lanciato l’allarme, è di questi giorni la notizia che anche l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) ha inserito la carne rossa e lavorata, nella lista delle sostanze che possono causare il cancro. E precisamente ha inserito le carni processate tra i cancerogeni certi (il cosiddetto gruppo 1, che comprende anche l’amianto, l’alcol etilico e il fumo, le radiazioni ultraviolette e il Papilloma virus), e le carni rosse tra le sostanze probabilmente cancerogene per l’uomo (gruppo 2A)

E per finire proprio alcuni giorni fa i giornali hanno dato spazio ad una notizia che riguardava un’ epidemia di listeriosi (malattia infettiva trasmessa con gli alimenti che provoca sintomi simili all’influenza, con nausea, diarrea, infezioni del sangue e al cervello).

Il focolaio di listeriosi peggiore mai registrato al mondo è scoppiato in Sudafrica dove dal gennaio 2017 ad oggi si dice abbia ucciso 180 persone e sia colpevole di almeno 1000 contagi (questi almeno sono i dati ufficiali che, come ben sappiamo molto spesso anzi quasi sempre si discostano per difetto dalla realtà), ed è  collegato ad una salsiccia conservata prodotta dalla più grande azienda alimentare del paese, la Enterprise and Rainbow Food.  Il ministro della salute di Johannesburg, Aaron Motsoaledi, ha invitato la gente ad evitare il consumo di carni lavorate pronte al consumo annunciando contemporaneamente il ritiro dai supermercati del prodotto incriminato.

Non dobbiamo dimenticare inoltre l’intolleranza al lattosio che si manifesta in coloro che sono privi dell’enzima capace di scindere e digerire il lattosio principale zucchero contenuto nel latte.

Questa intolleranza è un disturbo presente con incidenza diversa in tutto il pianeta. Tra le popolazioni dell’Estremo Oriente e dell’Africa centro-meridionale così come tra i nativi australiani e nordamericani, la diffusione si avvicina al 100%. Nell’Europa settentrionale e centrale, nell’area dell’ex Unione Sovietica, nel Nord America e in Australia, l’intolleranza colpisce meno del 20% degli abitanti mentre nell’Europa mediterranea e in America latina i dati oscillano tra il 40% e il 70%. Tutto questo ovviamente pone grossi dubbi sul fatto che il latte vaccino sia adatto al consumo umano.

Al di la di tutto, oggi è risaputo che il 70% delle nuove malattie provengono dagli animali.

Si sta forse avverando quanto raccontato nella leggenda Cherokee? Di certo la vendetta degli altri animali non si fermerà qui e nel tempo altre e nuove patologie provocate dal consumo delle loro carni o dei prodotti che derivano dalla loro sofferenza come latte, uova, latticini, miele, si affacceranno all’orizzonte e si diffonderanno tra i popoli provocandone morte e sofferenza.

Ma ecco che ancora una volta l’uomo riesce a superare tutto il resto del vivente in quanto a ferocia. L’umanità ha fatto pagare al mondo animale le malattie da cui è stata colpita attraverso la pratica della vivisezione, una pratica chiamata scienza che si avvale ancora una volta di vite innocenti per prolungare e migliorare si dice la vita umana sulla terra ma che invece altro non è che l’ennesimo atto arrogante, crudele, vergognoso, indegno di una specie che si definisce “umana” ma che si crede dio e che come un dio si è impadronita a piene mani del pianeta soggiogando ogni essere vivente che ha incontrato sul suo cammino.

 

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