Oggi voglio raccontare la triste storia dei buoi toscani utilizzati all’inizio del secolo scorso per il trasporto delle bancate di marmo dalle cave fino in pianura. Sappiamo che il marmo altrimenti detto, oro bianco, è considerato un materiale prezioso e sicuramente tutti abbiamo in casa un oggetto, soprammobile o altro, ricavato da questo materiale e forse qualcuno di noi per entrare nella sua abitazione percorre una scala in marmo o si può specchiare nel pavimento in marmo lucido della sala da pranzo. Personalmente mai fino all’estate 2019, mi sono soffermata a pensare alla provenienza di questa pietra pregiatissima e costosa. C’è voluta una vacanza in Versilia in questa torrida estate ad aprirmi alla riflessione grazie ad una mostra sugli usi e costumi della gente toscana allestita nel palazzo mediceo di Serravezza dove ho appreso anche ciò che non avrei mai voluto apprendere, sulle cave di marmo, sui cavatori, sull’industria miliardaria che gira intorno a questo prodotto e sui mezzi di lavorazione e trasporto di questa pietra.

Al di sopra di tutto, del modo di estrazione impressionante, della dura e pericolosa vita dei cavatori all’inizio del secolo scorso documentata da filmati originali dell’epoca, sfruttati da industriali e spinti per motivi di sopravvivenza a rischiare quotidianamente la vita nelle cave per pochi soldi, ciò che più mi ha colpita nel profondo è la drastica, sistematica e violenta distruzione delle montagne che oggi presentano al visitatore bianche ferite aperte nelle quali le attività estrattive si sono nutrite e si nutrono come parassiti, del sangue e della loro linfa vitale svenando e scavando, scavando e svenando fino quasi a raggiungerne il cuore palpitante. Le Alpi Apuane e il loro habitat, sotto assedio ormai da decenni, infatti l’attività estrattiva – iniziata si dice già ai tempi dei romani anche se ovviamente dati i mezzi dell’epoca con metodi e tempi molto più lenti rispetto alla frenetica attività attuale che conta più di 100 cave tutte attive con un indotto di manovalanza di 1400 persone tutte impiegate nell’estrazione del marmo – è decisamente incompatibile con il delicato equilibrio dei fragili ecosistemi ed ha nel tempo costretto all’estinzione migliaia di specie animali e vegetali, compromettendo falde acquifere, riempendo l’aria di polvere di marmo o marmettola (si dice che in Versilia non ci sia toscano che non porti addosso micro particelle di questa polvere) che con la pioggia si riversa nei fiumi colorandoli di bianco, o modificando in modo irreversibile la morfologia dei monti apuani.

Un vero e proprio bollettino di guerra documentato da dossier e dettagliate relazioni stilate da note associazioni ambientaliste ma non solo, che si possono trovare tranquillamente sul web e di cui riporto in calce alcuni link presi da siti diversi con foto esaurienti e spettacolari delle montagne oltraggiate.

Perfino Michelangelo pare abbia contribuito anche se in epoca diversa a questo scempio, infatti si dice si recasse personalmente a Carrara dove sceglieva per le sue sculture i blocchi migliori con i quali ha dato vita a opere considerate ineguagliabili come la Pietà e altre che oggi tutto il mondo ci invidia.

Ma al di sopra di tutto, ancora più in alto delle Alpi apuane così tristemente violentate, sono stata catturata dalla ancor più triste storia dei buoi maremmani che con il loro lavoro e la tremenda fatica, hanno permesso all’uomo di creare, lavorare nelle cave di marmo, e erigere vanitosi monumenti, statue ed edifici.

Pare che questi buoi scelti tra le razze più resistenti della maremma, siano stati utilizzati e sfruttati ininterrottamente fin dal tempo dei romani e per quasi due millenni per trasportare il marmo dai piazzali fino al piano, ma che di loro si sappia poco o niente in quanto i cronisti antichi non trovavano dignitoso scrivere su argomenti ritenuti di scarso interesse che riguardavano sia la così detta plebe (cavatori, operai, contadini) e ancor più argomenti che riguardavano gli animali, posizionati da sempre dalla cultura antropocentrica, sullo scalino più basso della scala dei valori umani costruita (guarda caso) dall’uomo.

Alcune notizie arrivate da tempi remoti dicono che i torelli subivano la castrazione all’età di tre anni per renderli più docili e quindi più manipolabili vista la pericolosità delle loro grandi corna, quindi seguiva un periodo di doma che durava circa un mese eseguita con strumenti crudeli e violenti come il pungolo e anche con il fuoco che veniva acceso sotto il muso se l’animale non voleva alzarsi. Pare che i buoi più “pericolosi” (e chi non lo diventerebbe con questi trattamenti) avessero le corna tinte di rosso perché considerati “ngnoranti e traditori” e che proprio loro avessero costantemente i quarti posteriori ricoperti di croste di sangue rappreso sul quale mosche e tafani proliferavano, per le botte che ricevevano dai bovari. Alcuni bovari tenevano i loro buoi in recinti senza alcun tipo di copertura, sia d’estate che d’inverno col freddo e il terreno gelato e col sole torrido dei mesi estivi e distribuivano il foraggio (anche questo di scarsissima qualità) con molta parsimonia.

Si può immaginare la fatica enorme di questi buoi, appaiati, che talvolta, stremati per l’enorme sforzo morivano lungo il percorso, costretti con la forza e la violenza a trainare carri che portavano tonnellate di marmo, su terreni impervi, in alcuni periodi dell’anno resi anche sdrucciolevoli dalla pioggia e il gelo, con la difficoltà di trattenere i carri in discesa che specialmente all’inizio non disponevano di adeguati strumenti di frenatura. Alcuni blocchi di marmo necessitavano del lavoro di diverse paia di buoi per essere spostati e ogni due coppie di buoi necessitavano di un bovaro, che stava di solito seduto sul giogo (ulteriore peso da sopportare per gli animali) e che oltre ad incitarli con il pungolo, aveva il compito di farli andare nella direzione voluta dato che i buoi erano privi di redini. Solo successivamente, quando si trovò il modo di tagliare il marmo in lastre più facilmente trasportabili, nacquero i carri a due ruote trainato da due soli buoi che avevano due pinze fissate nelle narici collegate alle redini per determinarne la direzione.

Queste poche righe non riescono certo a rendere giustizia ai buoi del marmo per l’abuso incredibile cui sono stati sottoposti da parte dell’uomo ed è difficile per noi gente del 2000 immaginare quel mondo duro ormai lontano e tutti i soprusi, la sofferenza, la fatica tremenda, gli indicibili maltrattamenti, le bastonate, la vita di miseria e violenza che questi animali hanno dovuto sopportare nel corso dei secoli, ed è doloroso pensare al loro silenzioso pianto allora inascoltato. Ma queste poche righe, arrivate al cuore di chi, leggendo, ha provato empatia e solidarietà per loro, sono riuscite, forse, in un attimo, ad annullare il tempo, riportandolo col pensiero al lavoro di questi animali che sopravvivevano privati di qualsiasi libertà, offesi nella dignità di esseri viventi. Erano nati liberi ma sono vissuti da oppressi.  Asserviti all’arroganza della specie dominante, quella umana, senza alcuna via di fuga e che solo la morte, pietosa, e successivamente la tecnologia, ha liberato dal vero giogo che portavano nel cuore e non sul collo.

 

Dossier completo legambiente sulle cave di marmo

http://www.legambientecarrara.it/category/temi-locali/marmo/cave/

 

http://www.legambientecarrara.it/nuovo/wp-content/uploads/allegati/2014_DOSSIER_CAVE_APUANE_Legambiente.pdf

Dettagliato articolo di Focus sulla mappa geografica di distribuzione delle cave

https://www.focus.it/ambiente/ecologia/alpi-apuane-le-montagne-che-scompaiono-per-cavare-il-marmo

https://www.italianostra.org/wp-content/uploads/Parco-Alpi-Apuane.pdf

 

https://www.adnkronos.com/sostenibilita/risorse/2015/04/23/business-del-marmo-che-divora-montagne-cosi-scompaiono-alpi-apuane-video_xeJOyx3jBtybK5nCCWYYhN.html

 

 

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